La narrazione ufficiale su Covid-19 non regge più

narrativa covid-19 non regge

È inutile girarci intorno: la narrazione ufficiale su Covid-19 non regge più.

Non farò nessuna digressione pseudo-medica, pseudo-scientifica perché non sono un medico, non sono uno scienziato, non ho studiato niente di tutto questo, ma porterò in virgolettato le parole di chi queste cose le ha studiate e ci sta lavorando tuttora.

La narrazione ufficiale su Covid-19 non regge più

Io ho la profonda convinzione che la narrazione ufficiale attuale sulla Covid-19 sia semplicemente falsa e per mostrare il perché ritengo questo (non “DI-mostrare“, ma “mostrare“, non voglio dimostrare nulla, voglio solo portare agli occhi di altri) riporterò, in virgolettato, le parole di chi ne sa.

Riportare un virgolettato mi toglie dai guai perché se avete da ridere rivolgetevi a chi queste cose le ha dette e se non siete d’accordo, peggio per voi.

Esempio n.1: Francia

Era fine settembre e in un’emissione televisiva su CNews (canale di notizie francese) vi è un dibattito tra Coralie Dubost (la compagna di Olivier Véran, Ministro della Salute francese) ed il professor Jean-François Toussaint, professore di fisiologia all’Università di Paris-Descartes e direttore dell’IRMES, istituto di ricerca biomedicale e d’epidemiologia dello sport.

Dubost afferma che le palestre, i bar e i ristoranti sono luoghi di contaminazione, in particolare le palestre sono responsabili del triplo dei contagi rispetto ai luoghi di lavoro.

Toussaint replica: 27.000.000 (MILIONI) di ingressi unici dopo il lockdown ed un totale di 207 contagi.

Toussaint va avanti: “questi sono i casi positivi e non sono i malati. È un errore assoluto dire che i 16.000 casi positivi di giovedì (il giovedì precedente alla puntata in questione, n.d.r.) siano dei malati.

È un errore sul significato della capacità di amplificazione delle PCR sulla realtà di trasmissione di questa epidemia“.

In sostanza: si può essere positivi, ma non contagiosi -> gli asintomatici!

BOOM!! RIVELAZIONE!

Sono dei soggetti guariti“, dice ancora Toussaint,”e che sono riusciti a sbarazzarsi del virus, che hanno ancora pezzi di virus, ma che non sono più contagiosi.

Abbiamo attualmente il 90% dei 10.000 / 16.000 casi positivi che sono persone non più contagiose e anzi sono guarite“.

Inutile dire che Dubost non è stata in grado di replicare.

Per chi conosce il francese, il video è il seguente:

Conclusioni su questo dibattito: Dubost è una giurista ed è la compagna del Ministro della Salute.

Toussaint è un accademico, medico, direttore di un istituto di ricerca.

Secondo voi chi potrebbe essere più credibile?

Esempio n.2: la stampa italiana

In questo caso non riporto un video, ma direttamente due immagini di due testate giornalistiche.

La Repubblica:

LaRepubblica del terrore

Il Corriere della Sera:

Terapie intensive

L’articolo di Repubblica l’ho già commentato, ma pongo comunque l’attenzione sulla schizofrenia dei suoi testi:

I reparti covid collassano“, “il sistema non regge l’urto della ripresa“, salvo poi, a fine didascalia, scrivere “La Regione rassicura, nessuna emergenza“.

Qui serve un buon psichiatra.

Il Corriere della Sera è più pacato, ma dice chiaramente che solo il 7,4% delle rianimazioni sono occupate ed “il tasso di saturazione nei reparti è lontanissimo rispetto a quello di marzo“.

Huston we have a problem“: collasso, il sistema non regge, ma poi nessuna emergenza e le terapie intensive piene al 7,4%.

Insomma, decidetevi!!

Esempio n.3 : la pressione ospedaliera

Si lega all’esempio precedente.

È ormai celebre il video di LA7 de “L’Aria che Tira” in cui Myrta Merlino intervista Alessandro Perrella, infettivologo dell’unità di crisi COVID Campania.

Merlino: “… in Campania, come sappiamo, il contagio è molto salito e il Cotugno […] è già in una situazione di grande tensione. È così?“.

Perrella:”precisazione, io adesso lavoro al Cardarelli di Napoli, però non c’è nessuna pressione sugli ospedali campani che si è detto forse nei giorni precedenti.

La Campania ha avviato […] l’ampliamento dei posti e non abbiamo in questo momento nessuna pressione particolare, non c’è una saturazione di posti“.

Ipse dixit.

Se non siete d’accordo, il numero per contattare il Cardarelli è +39 081 747 3110. Chiedete del professor Perrella, se lavora ancora lì.

Esempio n.4 : i tamponi

Nella trasmissione di Rete4, Quarta Repubblica, si fa un servizio sui tamponi.

Alla prima domanda risponde Fausto Baldanti, responsabile dell’unità di virologia molecolare del Policlinico San Matteo di Pavia (qui il suo CV).

Domanda:”voi avete studiato i tamponi positivi con CT30, media positività, cosa avete scoperto?“.

Baldanti:”L’indagine è stata condotta su quasi 400 pazienti dimessi dall’ospedale che però risultavano positivi al tampone.

Di questi, solo 9 risultavano in grado di trasmettere l’infezione alle colture cellulari, 2,3%“.

Dice il servizio: “nel 97,7% dei casi [il paziente guarito] non può più contagiare, ma il suo tampone rimarrà positivo per giorni e per legge deve rimanere a casa.

Questo succede perché l’OMS non fissa un limite di cicli oltre cui il positivo non è più contagioso, cosa che invece fa il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, uno dei più autorevoli al mondo, secondo cui oltre 35 cicli la persona, anche se positiva, è innocua perché ha dentro di sé pezzi di virus e non può più contagiare“.

Prosegue Pierangelo Clerici, direttore di Microbiologia all’ASST-Ovest:”eliminare quello che è il debole positivo; diciamo che tutti i casi che “ci incartano” e che costringono la gente a stare a casa non sono i positivi che in realtà sono i veri positivi, ma sono i deboli positivi che probabilmente hanno tracce di RNA nel loro organismo senza avere più il virus“.

Ma attenzione che qui avviene la dichiarazione bomba!

Clerici:”qui ci vuole un’azione forte del Comitato Tecnico Scientifico“.

Cosa significa? Significa che il CTS è senza dubbio invischiato in un conflitto d’interesse di proporzioni cosmiche, l’OMS è quella che gestisce i fili di questa commedia e che le decisioni prese non rispecchiano la realtà della situazione.

Esempio n. 5: Francia, la realtà della situazione

Con quest’ultimo esempio mostro in che senso le decisioni prese non rispettano la realtà della situazione.

Prendo in esame un episodio avvenuto in Francia e che ha come protagonista la ministra dello sport, il video è pubblico su Facebook, anche se non siete iscritti potete vederlo (ma bisogna conoscere il francese).

Si ritorna all’esempio n.1 di sopra e l’intervistatrice dice: “27.000.000 di ingressi unici nelle palestre per 207 casi positivi?“.

La ministra risponde, TESTUALMENTE:”le decisioni oggi non sono prese in funzione della realtà della circolazione del virus, perché non sappiamo in modo chiaro come si trasmette il virus (FALSO, n.d.r.).

Le decisioni prese servono per dire “nella vostra vita e nei vostri hobby dovete continuare ad essere disciplinati“.

Lapsus?

Conclusioni

Tutti questi esempi non è detto che costituiscano una prova inequivocabile, ma a questo punto non può più essere un caso che ci siano tutte queste coincidenze (come direbbe Kadmon…).

Io sono fermamente convinto che la realtà sia molto diversa da quella descritta dai giornali, per questo, secondo me, la narrazione ufficiale su Covid-19 comincia a non reggere più.

Ma non diversa nel senso che i giornali fanno terrorismo fine a se stesso, ma profondamente diversa nel senso che i giornali spargono fake news come se piovesse senza uno straccio di prova a supporto.

Anzi, mi pare evidente che le prove a supporto dimostrino il contrario di quello che si dice e mi fa piacere vedere che pezzi di verità stiano lentamente venendo fuori.

Il virus esiste, su questo non c’è dubbio.

I malati ci sono, i malati gravi ci sono, ma la percezione che ci inculcano con questa comunicazione è totalmente sbagliata.

Difendetevi con la conoscenza, è la cosa migliore che potete fare ora.

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