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Un modo di affrontare la vita

Lotta

Nella penultima settimana di luglio 2020 ho partecipato ad uno stage di Crossfit nel sud della Francia; l’obiettivo era quello di colmare alcune lacune tecniche in certi movimenti di sollevamento pesi. Ma che c’entra con “affrontare la vita“?

Quello che non sapevo, quando sono andato giù, era che il coach che ci ha seguiti ha una visione della vita molto affine alla mia e a metà settimana, prima di una sessione di tecnica, ci ha fatto un discorso che mi ha colpito molto.

Partendo dal presupposto di giudicare la società odierna fastidiosamente paternalistica (cosa che condivido al 100%), ha stabilito che nel 95% dei casi i nostri fallimenti sono colpa nostra.

Perché? Cosa dice la “società paternalistica”?

La società paternalistica ci prende per mongoloidi:

  • vai male a scuola? Non è colpa tua, è il sistema scolastico.
  • va male al lavoro? Il capo è uno stronzo.
  • sei grasso/a? Non è colpa tua, è la società che non ti accetta.

Ebbene, non è vero.

Nella maggior parte dei casi, la colpa di questi problemi è unicamente nostra, ma è qui che emerge il plot twist!

Se noi siamo coscienti del fatto che la colpa è nostra, abbiamo automaticamente la soluzione in tasca a tutti questi problemi.

Il problema non è capire quale sia il problema, la difficoltà sta nell’avere il coraggio di volerlo affrontare.

Da questo discorso ne parte un secondo: individuato il problema, posso risolverlo? Come?

La risposta, nella maggior parte dei casi, è (certo, vanno levati i casi specifici di problemi di cui non abbiamo alcune responsabilità e tutti gli altri casi particolari, ma che sono abbastanza rari).

Come? Lavorandoci.

Per esempio: supponiamo che io abbia un problema di sovrappeso.

Capisco che mangio troppo perché compenso un problema psicologico.

La soluzione è:

  1. andare dallo psicologo
  2. fare una dieta
  3. fare sport

Lo psicologo serve solo nel momento in cui ti risolve il problema alla radice.

Tolto questo problema, la dieta e lo sport sono componenti che vanno “oliate” regolarmente, giorno per giorno.

Ti lamenti del peso? Domanda: segui una dieta in modo metodico per un tempo abbastanza lungo? Sì? No?

Fai sport regolarmente? Sì? No? Intanto vai a vedere perché lo sport è importante.

Ecco quindi le soluzioni: lavorando costantemente e regolarmente alla soluzione di un problema, il problema alla fine si risolve.

Vi ricordate cosa diceva il mio amico Paolo? Se non ve lo ricordate andate a vedere.

È esattamente lo stesso principio.

Non abbiate paura di prendere in mano i vostri problemi e abbiate il coraggio di farli a pezzi mettendovici d’impegno.

Questo è un buon modo per affrontare la vita.

7 thoughts on “Un modo di affrontare la vita

  1. Esservion

    La questione di quanto conta l’agire del singolo individuo e quanto la struttura sociale in cui esso vive è argomento di dibattito nelle scienze sociali. Non resiste una risposta univoca, la tua mi sembra una semplificazione un po’ idealistica. Visto che ne parli ti faccio l’esempio dell’obesità. Essa negli Stati Uniti è molto diffusa per problemi sociali e culturali. In particolare molte delle persone che soffrono di obesità hanno avuto gravi problemi intrafamiliari. A questo chiaramente si accompagna una scarsa cultura del cibo, ma enfatizzare le responsabilità del singolo rischia di far ignorare problemi più strutturali che vanno affrontati anche collettivamente.

    1. Mat

      Sì ok, ma. comunque tu parli di problemi intrafamiliari (infatti ne parlo -> Psicologo). La scarsa cultura del cibo esiste, ma non può più essere una scusa nel 2020 quando siamo sovraccarichi di informazione reperibile ovunque e in qualsiasi momento.
      L’obesità è un problema grave, si sa. Chi vuole porre rimedio ha i mezzi per farlo.
      La società e i suoi problemi difficilmente cambieranno, se non iniziano NOI stessi a fare qualche passo avanti non si potrà andare da nessuna parte. I problemi strutturali non vanno ignorati. Se non si possono risolvere perché il sistema è marcio, li aggiriamo noi.
      Se in TV passano spot ogni 10 minuti di merendine e bevande zuccherate tu puoi anche decidere di non ascoltare la pubblicità e andare da Whole Foods e prendere uno smoothie che costa poco più.
      Certo, farlo da soli è difficile, ma non è impossibile.

  2. Esservion

    Il tuo è un approccio individualistico di resilienza: mi impegno per superare una situazione difficile. Il mio è che il modo più efficace per superare un problema che ha evidenti radici sociali e culturali è trattarlo come tale. Penso che la società vada vista nel suo insieme e non nella somma dei suoi singoli individui. Insomma le due cose devono andare di pari passo, perché se no entriamo nel puro darwinismo competitivo in cui non si analizzano i contesti in cui ci sono atteggiamenti diffusi.

  3. Esservion

    Se certe dinamiche intrafamiliari sono diffuse non può essere un problema che si risolve con la sola psicoterapia, è una goccia nel mare. Un approccio seriamente rivolto alla soluzione del problema constata ad esempio che la violenza domestica è molto spesso collegata al degrado sociale ed economico, ed alla violenza dell’ambiente più ampio in cui si vive. Spezzettare il problema in infinite parti non aiuta a vederlo nel suo insieme.

    1. Mat

      Rispetto questo punto e lo comprendo. La società nel suo insieme potrebbe anche funzionare, ma di fatto no, non funzionerà mai, quindi a questo punto, per me, scatta l’approccio individualistico. Perché arriva un momento in cui cercare di modificare la società nel suo insieme è uno spreco di energia. Resta il fatto che le persone sono potenzialmente in grado di far fronte ai propri problemi anche se la società li ingloba in un sistema marcio. Il sistema vince, ma la potenzialità dell’individuo c’è, anche se dormiente. Ripeto, arriva un momento in cui preferisco pensare a me stesso. È un mio punto di vista, non sarà giusto e non sarà il migliore, ma funziona su di me. Capisco totalmente il tuo punto, ma non lo condivido perché è energia sprecata 🙂

  4. Fondazione Einaudi ha desecretato i verbali del CTS | Il blog delle libere idee

    […] un discorso molto stupido perché si parte dal presupposto che l’italiano sia un mongoloide (vi ricordate? Tutto torna) e che quindi non gli si possa far rispettare le […]

  5. Esservion

    Se ci pensi i due punti di vista non sono separati, ma vanno di pari passo. Quello che sei è anche grazie alla società in cui sei cresciuto. Individuo e società sono un tutt’uno. Non ti sto dicendo di deresponsabilizzare l’individuo, ma che per comprenderne i comportamenti ci sono cause sia psicologiche che sociali. Ti faccio un esempio pratico, se ogni giorno in macchina devo attraversare una strada piena di buche ogni mese dovrò cambiare le sospensioni (soluzione individuale), oppure ne parlo con altri abitanti del quartiere e mando un esposto in Comune (soluzione collettiva). È chiaro che a seconda dei casi conterà di più l’agire l’individuale o quello collettivo. Come ho già detto precedentemente non si può generalizzare perché non esiste una risposta univoca.

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