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Scientismo vs Complottismo (Seconda Parte)

Scientismo vs Complottismo

Andiamo avanti con la contrapposizione Scientismo vs Complottismo.

Autore: Esservion.

Dall’altro estremo dello spettro di opinioni si trova una miriade di posizioni e di gruppi tendenzialmente poco e male organizzati che il mainstream chiama con vari epiteti denigratori (con il suffisso -isti) che variano a seconda del tema trattato.

Leggi anche: Scientismo vs Complottismo (Prima Parte)

Un breve excursus storico sulle teorie del complotto

Nella vulgata corrente la teoria del complotto è solitamente portata avanti da persone che vogliono trarre guadagno con storie strampalate da un pubblico dalle scarse capacità critiche.

In realtà si può facilmente verificare che spesso gli stessi governi hanno usato tali teorie a scopi propagandistici: l’impero zarista con i protocolli dei savi di Sion, i nazifascisti contro i plutocrati, il maccartismo statunitense contro l’invasione comunista, più recentemente i vari omicidi di cui è accusato Putin, etc.

Il confine semantico fra teoria del complotto e informazione alternativa è sostanzialmente assente e le due definizioni differiscono soltanto dal punto di vista connotativo.

Esempi storici

Uno dei casi più eclatanti del dopoguerra è l’omicidio Kennedy sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro.

Se qualcuno ha riscontrato delle incongruenze nel rapporto della commissione Warren, è un complottista o semplicemente ha riscontrato delle incongruenze?

Altro esempio è la controinchiestaLa strage di Stato[1], pubblicata da gruppi della sinistra extraparlamentare nel 1970, in cui sono stati raccolti elementi che smentivano la versione ufficiale sulla strage di piazza Fontana a Milano ed accusavano direttamente elementi interni allo Stato seguendo quella che alcuni storici chiamarono “strategia della tensione”.

Secondo alcuni esponenti della sinistra marxista[2] quello che contraddistinguerebbe la semplice teoria del complotto dalla controinformazione militante è l’assenza di matrice ideologica.

Il semplice “complottista” raccoglierebbe una serie di elementi per giustificare la sua tesi ma non metterebbe in discussione il sistema capitalistico ed i suoi meccanismi di sfruttamento fisico e mentale che sarebbero invece alla luce del sole.

Perciò secondo questa linea di pensiero che il complotto sia vero o fasullo è irrilevante, perché non propone un modello di società alternativo. Tuttavia con la fine della guerra fredda è venuto meno lo scontro ideologico fra i due blocchi ma non il proliferare di teorie del complotto.

In particolare grazie alla diffusione di Internet hanno preso sempre più piede posizioni di persone (più o meno esperte) che mettevano in dubbio la versione ufficiale degli attentati dell’11 settembre 2001.

Complottismo e social network

Con l’avvento dei social network è aumentata a dismisura la proliferazione delle più svariate teorie.

Questo è dovuto come abbiamo visto alla natura del mezzo: bassi costi, facilità di utilizzo e orizzontalità della comunicazione hanno permesso quasi a chiunque di accedere a molta più informazione e allo stesso tempo di divulgarla a molti altri utenti.

La dinamica comunicativa è analoga a quella descritta per lo schieramento scientista: l’idealtipo complottista assorbe e condivide una teoria senza approfondirla o verificarne la veridicità, e la acquisisce spesso mediante pagine di informazione di cui non si è appurata la serietà, o di nuovo da alcuni influencer che basano la loro narrazione di un tema su una contrapposizione rispetto a quella ufficiale o predominante.

La posizione del “complottista” può essere relativa anche soltanto ad un’unica questione e non è necessariamente legata ad altre teorie, proprio perché tendenzialmente manca un substrato ideologico che faccia da collante tra le varie teorie.

Detto questo spesso succede che si tenti di creare un filo comune fra più teorie in modo tale che vengano racchiuse in un unico grande complotto, tipicamente quello del governo mondiale.

Punti in comune tra i due schieramenti

Le posizioni dei due idealtipi possono essere viste come le due facce della stessa medaglia, in quanto entrambe mettono da parte il pensiero critico e si affidano ciecamente a qualcun altro.

Analogamente idealizzano un soggetto eliminandone le sfaccettature: da un lato il pensiero scientista, come già visto, idealizza le dinamiche interne alla comunità scientifica o più in generale la figura dello scienziato/tecnico.

Dall’altro il pensiero complottista idealizza e semplifica la gestione del potere, per cui esso è in grado di fare essenzialmente tutto e il contrario di tutto, ignorando le infinite variabili che possono concorrere ad un qualunque avvenimento storico.

Il pensiero di Tolstoj

In tal senso ad esempio lo scrittore russo Lev Tolstoj in «Guerra e pace» [1869] espresse la convinzione che gli uomini rappresentino la Storia come una successione di libere scelte di cui attribuiscono le responsabilità a «grandi uomini» dotati di eroiche virtù o terribili vizi.

Secondo Tolstoj, non sono i Napoleone o gli zar – così sicuri di sé – a fare la Storia: essi sono solamente dei fantocci, mentre chi ha realmente parte nella Storia [vale a dire il popolo, N.d.r] ignora la propria importanza: «l’uomo che sostiene una parte negli avvenimenti storici non ne capisce mai l’importanza»[3].

Questo genere di forma mentis comune ai due schieramenti, laddove presente, può essere visto sia come un fallimento del sistema educativo e dell’istruzione nel formare persone dotate di senso critico, sia al contrario come un utile strumento di potere.

Due tifoserie contrapposte

Innanzitutto perché persone dotate di scarso senso critico sono più facilmente manipolabili da parte di una comunicazione ingannevole. Secondo perché questa dinamica di contrapposizione, prevalente su Internet e riguardante singoli temi, genera una dialettica circoscritta ad un luogo virtuale e sostanzialmente a persone comuni, mettendole le une contro le altre.

Una dinamica che, come accennato altrove, presenta moltissime analogie con la contrapposizione tra tifoserie: elementi “caldi” della popolazione in questo modo sono molto più controllabili e i motivi del “contendere” hanno una valenza politica e pubblica bassa.

Così come le tifoserie calcistiche sono rinchiuse negli stadi, le tifoserie scientiste e complottiste sono rinchiuse in camera propria. In questo modo si limitano anche eventuali problemi di ordine pubblico.

Conclusione

La polarizzazione fra i due schieramenti è acuita dalle dinamiche dei social network. Invece di trovare punti di contatto, vengono trovati principalmente punti di divergenza.

Pensare che ci possa essere del vero o del falso in entrambe le posizioni è un esercizio mentale molto faticoso che pochi riescono a sostenere con continuità. I mezzi di informazione assecondano tale polarizzazione e si comportano in modo analogo.

Le notizie che riportano devono alimentare la narrativa da portare avanti, fidelizzando il target di lettori di riferimento. Questo processo in marketing è detto segmentazione: associo le mie peculiarità a categorie di clienti (in questo caso lettori) che possiedono determinate caratteristiche conformi al messaggio che voglio lanciare.

Pertanto se come mezzo sono un sostenitore della linea di governo, difficilmente potrò dare spazio a pareri divergenti; allo stesso modo se l’identità del canale di informazione che gestisco è incentrata sulla diversità rispetto al mainstream ignorerò le voci che non assecondino la mia linea di pensiero.

A questa pars construens di narrativa fa inevitabilmente da contraltare una pars destruens che tende a denigrare e delegittimare la fazione avversa.

 

[1] http://www.strano.net/stragi/tstragi/pfontana/index.html

[2] Si vedano ad es. https://www.marxist.com/class-struggle-or-conspiracy.htm; https://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=6567; https://ilmanifesto.it/un-antidoto-alle-teorie-del-complotto/

[3] L. Tolstoj, Guerra e pace, Garzanti, 2007, ed. or. 1865-1869.

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