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Willie Peyote framed as fiction

willie peyote

Perché Willie Peyote, uno dei co-protagonisti dell’ultimo Festival di Sanremo, si può considerare framed as fiction? Cosa vuol dire “framed as fiction“?

Willie Peyote “framed as fiction” a Sanremo

All’indomani (3 marzo, n.d.a.) della prima esecuzione del brano “Mai dire mai (La locura)” di Willie Peyote all’ultimo Festival di Sanremo, il mio commento è stato: “un testo così, per quanto significativo, non potrà mai uscire dal quadro sanremese e fare presa negli animi“.

Stamattina (domenica 7 marzo 2021, n.d.a.), all’indomani della finale del Festival, Rainews24 commenta il brano di Willie Peyote come un brano ironico.

C.V.D., Come Volevasi Dimostrare.

Cosa vuol dire l’espressione “framing as fiction”

Letteralmente “inquadrare in una finzione“, è un procedimento molto diffuso sia nel mondo dell’arte che nel mondo dell'”informazione” (nel senso più lato possibile, non solo in riferimento ai mass media) per cui una realtà potenzialmente destabilizzante è narrata all’interno di un inquadramento finto.

Questo “quadro” viene mostrato ad uno spettatore generico il quale, abituato a NON reagire ad una finzione (cinema, film, tv ecc.) non reagirà quand’anche questa realtà si verificherà per davvero!

Esempio pratico: in un film vediamo che la Faglia di San Andreas in California si spacca in due a seguito di un terremoto di proporzioni catastrofiche.

Lo spettatore sa che è un film, quindi non ha una reazione “genuina“.

Il giorno in cui, però, questo evento si verificherà per davvero, a meno di non essere californiani, vedendo le immagini alla tv lo spettatore reagirà allo stesso modo.

Ecco, in molti casi questa strategia è applicata di proposito: inserisco in un quadro fittizio una verità scomoda, destabilizzante di modo che quando poi capiterà davvero, la gente l’avrà già digerita come finzione e non ci farà tanto caso.

Vi suona qualche campanello? Guardatevi intorno (specie la TV) con questa consapevolezza e ringraziatemi dopo 🙂 🙂

Scherzi a parte, perché la canzone di Willie Peyote è vittima del “framing as fiction“?

Leggi anche: Fare picnic e sposarsi in una vecchia colonia è razzista

Cosa dice la canzone

Intanto bisogna capire di cosa parla la canzone.

In sostanza (riassumo molto succintamente) è una critica alla società attuale e alla situazione corrente portata dalle misure anti-covid.

La critica alla società moderna riguarda i nuovi artisti che fanno successo perché si vendono ai brand e fanno gli scemi su TikTok.

Riguarda gli sportivi che sono remunerativi non per forza perché sono bravi, ma perché portano soldi con pubblicità, visibilità ecc.

Per quanto riguarda la situazione covid, Willie Peyote si lamenta di come si pensi, si voglia aprire gli stadi, ma non i teatri, tanto che, dice Willie, proverebbe a fare due palleggi, magari trova un lavoro allo stadio.

È indubbiamente una situazione preoccupante ed il testo fa pensare.

Il problema nasce proprio dal fatto che questa canzone esiste DENTRO al sistema che è così impantanato.

Il testo è convincente, le parole vanno dritte al punto, il significato è chiaro, ma…è una canzone del Festival di Sanremo!

Il Festival di Sanremo è il frame e la canzone, per quanto VERA, è inquadrata come … canzone … dentro un Festival che è stato l’apoteosi dell’incoerenza per quanto riguarda tutto ciò che è gestione covid ecc.

Il commento di Rainews24

A rincarare la dose viene Rainews24 che etichetta il testo come “ironico“.

Ora, non si può negare che sia effettivamente un testo ironico, ma è chiaro che lo scopo non è quello di fare ironia, ma di fare denuncia.

Il fatto di “inquadrare” queste parole in un contesto ironico e patinato condanna la canzone a “finzione”: rimarrà una semplice canzone di Sanremo.

Conclusioni

La strategia del framing è più diffusa di quanto non si pensi, la usano molte persone anche nella quotidianità.

Vi è mai capitato di dire voi stessi o di sentire dire “non sono razzista, però…“? Il fatto di anteporre “non sono razzista“, inquadra il seguito della frase in un frame “finto“, ma che in realtà racchiude una verità (che non verrà percepita come tale).

La verità è che una frase del tipo “non sono razzista, ma i/gli [quello che volete] non li sopporto” vi denota come razzisti.

Mi dispiace deludervi, ma non è inquadrando una frase razzista in un frame apparentemente distaccato che la renderete meno razzista.

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